21/05/17

Pelagie


Fino a qualche tempo fa di Lampedusa e Linosa avevo un ricordo marino sensuale e liquido: chi ha praticato attività subacquee potrà capirmi. Mi capita spesso di annegare dentro le altre vite vissute per allontanare da me il lezzo della mediocrità odierna, Cala Ponente o l’isola dei Conigli sono il miglior viatico per vedere questo pianeta e l’umanità che ci vive sopra in un’ottica più aperta e “lirica”.
Ho già scritto del mio essere in acqua e delle ore trascorse fra le apnee a meno 15 -20 metri e del senso di mistero e sorpresa ch e nuotare nelle acque limpide come il cristallo sa regalare. Oggi sembra tutto lontano, Lampedusa è uno scoglio arido e pieno solo di immondizia ed escrementi. Ci sono e non si può negare la realtà, però si possono usare altre caratteristiche del nostro essere umani. Chiudersi non serve, la storia ci insegna che non è servito MAI. La stessa ci dice che da questo sud è passata la storia, a più riprese e con lunghi intervalli ma poi si è sempre ripresentata. Io credo che gli avvenimenti di queste ultime settimane siano parte di questo concetto: la storia sta bussando di nuovo alla porta della Sicilia. Era già accaduto nel 1860 quando il cortocircuito fra la Savoia e il Regno delle due Sicilie diede la scossa dei Mille e l’Italia di oggi attraversò le contrade della Val di Mazara e della Val di Noto. Piaccia o meno ( ma che senso può avere il piacere in storia?) i siciliani sono molto ambiti dagli eventi fondanti del Mediterraneo: il mar “nostrum” è tornato ad essere un luogo strategico per la pace e l’economia mondiale e la Sicilia vi è conficcata nel mezzo.
Chiudersi non serve, far coincidere il “nuovo” confine dell’Europa con l’arco alpino è una minchiata di tenore assoluto. La questione Mediterraneo si farà beffe di noi fin quando continueremo tutti ad usarla come un espediente retorico o propagandistico: ci attendono giorni in cui questa retorica e le astratte rivendicazioni padane, francesi, italiane non serviranno più a nulla. La costa meridionale dell’isola in cui vivo non può non essere la porta d’entrata degli immigrati perchè non farla diventare anche un porto di scambi economici e culturali fruttuosi? Qualche bella testa presa alla sprovvista ha tirato fuori il vecchio discorso degli aiuti ” a casa loro”… Bene è la soluzione migliore; nel frattempo i porti di Catania, Augusta, Siracusa, Gela, Licata, Porto Empedocle, Sciacca e Trapani possono diventare una mecca di scambi e ricchezza pulita. Il Sud può formare nei propri atenei le classi dirigenti nuove e giovani che stanno cercando vie nuove per la loro vita civile, la Sicilia se fosse governata da altra gente rispetto alle teste di minchia attuali sarebbe l’arena fisiologica per un replay che la storia ha gà rappresentato secoli fa ai tempi di Federico II.
Certo il confronto implica una cultura diversa da quella del “va pensiero”, necessita di uno sforzo maggiore di quello richiesto per raccoglier l’acqua alle sorgenti del Po. Il confronto prevede coraggio e dignità e cultura cosciente di quello che si è, tanto più necessari se ci si rapporta col mondo musulmano. Io ho molte divergenze con la maggior parte delle idee che oggi sono SUPINE davanti al modo di intendere civiltà e società nell’islam, direi anzi che mi sono trovato spesso in aperto contrasto con chi dichiara di rappresentare un nuovo modello multietnico. Il confronto viene dalla chiara coscienza della propria cultura e non dalla svendita totale di essa in ossequio a internazionalismi pelosi.
Stiamo vivendo un’emergenza, ci ha risvegliato bruscamente dal nostro sonno indecente che ci ha fatto considerare la questione un fastidioso incidente da chiudere quanto prima; invece “la rivoluzione dei gelsomini” è a mio parere una nuova e originale miscela di miseria e istruzione inimmaginabili in un contesto diverso. Si sono mossi i giovani e hanno utilizzato la rete e i mezzi di comunicazione odierna per il semplice motivo che sanno usarli, è con questi giovani che l’Europa dovrà confrontarsi mancare questa occasione sarebbe uno spreco pazzesco. Anni fa in Sicilia si parlò a lungo di un Politecnico del Mediterraneo, è rimasto lettera morta e molte occasioni di sviluppo umano sostenibile e proficuo ce le siamo fatte sfuggire. Chiunque viva a mare e guardi il mare sa che l’acqua unisce e che in mare il senso profondo dell’essere uomini viene sempre fuori in termini di solidarietà, comprensione e aiuto: chi si comporta in modo differente non è del mare e non appartiene a questa dimensione esistenziale…quella che ha fatto sentire veramente uomini i sanitari e tutte le persone che hanno aiutato FeketreAlemu a mettere al mondo su un barcone di disperati la sua creatura. Il bambino è stato chiamato Yeabsera, Dono di Dio e non poteva essere diversamente: risvegliarsi da un sonno atavico e trovarsi di fronte la possibilità di pensare in grande guardando il mare e il sogno di libertà che esso porta da sempre con sè.

18/05/17

COUSCOUS



Il couscous è figlio della mia terra e, come la musica, unisce e affratella. E’ un’esperienza culturale oltre che di palato ma è anche figlio di un equilibrio, di ACCOSTAMENTI sottili e irrazionali.


Citerò un grande giornalista catanese spacciato dalla mafia nel 1984, Giuseppe Fava. Mi piace ricordarlo in una sua descrizione che riporterò a braccio: è quanto di più simile conosca al mio modo di mangiare…e di vivere.

“Nel brodo del couscous devi metterci il pesce grosso, predone del mare alto, veloce e crudele signore dell’acqua profonda e del blu; poi aggiungici il pesce grasso, placido e lento dei fondali silenziosi che si muove guardingo e nascode nel suo corpo il sapore misterioso della riflessione; non scordarti il pesce piccolo, apparentemente inutile e disprezzato, brutto nell’aspetto, abitante di scogli appuntiti, dalla carne operosa e modesta, esso si perderà nell’insieme ma, senza, il castello del gusto crollerebbe subito; ricordati infine di far sorridere il piatto e non negarti le curve e i colori sinuosi, il tono irriverente e poco duraturo dei crostacei e dei molluschi. Il mare come la vita è fatto di molte cose e di molti colori, ognuno ha la sua ragion d’essere, assimila anche ciò che non capisci subito, l’acqua prima o poi porterà ai tuoi piedi la spiegazione che cercavi”

15/05/17

maggio 80


Una linea dopo l'altra
anche stasera le rondini
spezzano il chiaro
specchio del cielo.
Sullo stesso punto non tornano
mai
fiere di libertà in un
volo risolvono
la loro esistenza.

Scritta a Catania, piazza Dante sul finire di una sera d'agosto di quarantanni fa

13/05/17

scrivere

Chissà perchè scrivere del sottilissimo e del privato "niente" dà maggiori soddisfazioni che argomentare di altre e più concrete cose. Per me non cambia poi molto, so perfettamente che questa è solo una pausa breve e che tra poco arriveranno gli sciacalli a banchettare con questo Enzo "così vero ed elegante". Quasi che l'altro che grida senza timore la propria rabbia sia solo il parente povero, quello che si lascia in cucina per non farci sfigurare con gli altri invitati.
Scrivere, già scrivere... una specie di modo connaturato da sempre in me bambino e poi, via via, adolescente e giovane inquieto e distratto da troppe cose. Scrivere.
Per confrontarsi con se stessi, per piacere o per ripercorrere emozioni passate troppo velocemente. Scrivere per scrivere? No, quello mai Scrivere semmai per RICORDARSI DI VIVERE, scrivere nella speranza che l'idea, il senso si fermino anche solo per un attimo e si lascino accarezzare. Ero così felice di scrivere in rete, adesso è rimasta solo un'eco sbiadita e imbruttita di quella leggera felicità. Sui blog si scrive? Apparentemente sì. Si discute? Ho seri dubbi al proposito, direi piuttosto che più spesso sui blog ci si prepara ad andare in scena sperando di aver fatto una buona opera di proselitismo.

12/05/17

Lettori fissi, mobili, svaniti, immanenti

Dipende dall’indole, dal cuore e dalla paura che nutriamo nei confonti dei nostri sbagli. Dipende dal sentimento del tempo, e quello è difficile da cambiare. Il passato lo vedo chiaramente e non mi ha mai impedito di guardare il presente e nemmeno di confondere il futuro. Il mio passato è un tesoro non una catena: ci resto male quando mi accorgo che esso viene mal interpretato e mal sopportato, ma posso capirlo. Vivo solo dentro di me, mi sentirei ridicolo nei panni di un essere senza altra prospettiva che un presente inquieto; perché dovrei poi, sono quel che sono stato, quello che sono diventato.
Parlo dell’amore che ho conosciuto e che vive ancora, non di quello che non riconosco come tale.
Parlo di scelte, di posizioni, di errori e quindi parlo di me: descrivere un altro cammino non mi interessa sarei solo falso. Quello che è passato non solo c’è stato ma è qui fra le mie mani, e non mi spaventa. Essere per me significa confrontarsi e soprattutto dominare la paura di perdere , di essere scomodo, di scegliere. Quanto sia spinosa tale considerazione in campo sentimentale non devo spiegarlo. Amo la poesia perché è veloce e crudele e non ho alcun timore riverenziale verso chi scrive in versi, fosse pure una grande come Ada Merini o Eugenio Montale. Il passato è un eco da interpretare, un sorriso o una smorfia da osservare. Un’idea o un giudizio da sostenere in una dimensione più vera. Perché l’oggi è una dimensione illusoria e io voglio vivere anche domani. Non voglio diventare un’isola a cui si approda dal niente e dalla quale si salpa per il nulla.
Di apostrofi ne ho conosciuti abbastanza e quest’istante è vita solo se posso ricordarlo. Altrimenti non è nemmeno poesia. Voglio ringraziare chi , nonostante tutto e nonostante me legge queste pagine. E' a queste persone che devo il fatto di essere ancora culturalmente presente, affettivamente vivo, personalmente poco digeribile.

09/05/17

naufragi e redenzioni

Ci infrangiamo sulle parole, sui loro spigoli lasciamo i resti di innumerevoli naufragi. Navighiamo attorno ad un concetto antico, vorrei dire obsoleto, ma bene o male viene sempre fuori una parola, quella parola che tenta di raffigurare la tempesta e la passione, l’istinto del silenzio dopo una danza vorticosa, il senso di un’infinita rincorsa: romantico, romanticismo.
Dal 1772 Friedrich Von Schlegel ha lasciato questo dito puntato verso i nostri spazi più intimi ma noi spesso fraintendiamo. Nei nostri giorni pare ci sia spazio solo per quell’insieme di qualità monocromatiche, rapide, decisionali che vanno sotto il nome di concretezza; romanticismo è diventato, suo malgrado, sinonimo di sprovveduto o illuso scioccamente. Le parole non dicono l’assoluta mancanza di temporalità delle emozioni…la musica, a volte, sì. Sono romantico? Siete romantici? Cosa siamo quando ci denudiamo e, in segreto, malediciamo il pudore di abbracciare il nostro cuore con la mente? Una nota può raggiungere il cielo anche se lo strumento sta nel fango e un essere umano ha il diritto di crederci almeno una volta nella vita. Scrivo con la percezione che non tutto vien fatto per nobili ideali ma non tutto nasce imbrattato dalla parte peggiore di noi… A volte torniamo ad essere bellissimi.
Oggi nella mia infinita immodestia voglio fare una cosa diversa, voglio credere a ciò che dite e scrivete per analisi logica, per un movimento della mente, voglio che la commozione sia filtrata e osservata dal mio cervello. Dopo potrà scorrere libera e per sempre. Io mi conosco, so dove arrivo e dove mi blocco, conosco perfettamente le ragioni delle mie sconfitte, per questo ho ipertrofizzato le mie capacità di sogno e immaginazione: è una chance in più, un extra con cui allungo la mia vita. E' il mio modo di scrivere asimmetrico dal mio modo di vivere: pensate che debba criminalizzarmi per questo? A volte in questi anni ho pensato che mi sarei dovuto suicidare e togliere il disturbo per questo e molto altro ancora. I blog furono una scoperta e, giuro, li ho vissuti abbastanza bene per un certo tempo: poi è accaduto qualcosa che io non ho saputo gestire e sono stato travolto dall'immondizia. Ma io scrivo per liberarmi da un peso, scrivo perchè è un gesto naturale per me...se ci pensate anche voi fate lo stesso quando commentate e interloquite con me: liberate il bisogno di comunicare emozioni, cioè rappresentate lo spirito vero dei Blog. Se la comunicazione è libera e sincera, qualsiasi sia lo stile in cui essa si rappresenta, è anche utile e bella; nel momento in cui viene frenata non dall'educazione o dal rispetto, dalla misura o dal momento, ma da convenienze o timori imposti, da ipocrisie e secondi fini inconfessabili diventa una inguardabile schifezza. Ecco i Blog stanno diventando questo.
Sono diventato duro e fragile, nervoso e arrogante più del dovuto ma, sopratutto, sono diventato guardingo, qualcosa di nettamente contrario alla mia natura, qualcosa che è il segno delle ferite ricevute e non digerite. Eppure basterebbe poco, basterebbe un minimo di intelligenza, basterebbe separare il web dal privato ( ci sono le mail) e lasciarmi in pace a riempire di parole il vuoto. Altrimenti un uomo come me soccombe.

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